Sulla Strada della Legalità tra simboli e luoghi della memoria

Una strada che unisce territori, storie e grandi patrimoni letterari ma che è anche stata scenario di tragici fatti di sangue che hanno segnato la memoria del nostro Paese e, per certi versi, l’hanno cambiato irrimediabilmente: le morti di Rosario Livatino, Giuliano Guazzelli, Antonino e Stefano Saetta, tutte avvenute per mano mafiosa lungo la Strada degli Scrittori. Un destino scritto dalla violenza che diventa però opportunità di memoria, grazie ad una valorizzazione di simboli e luoghi. Un legame con i valori della legalità che già durante la prima edizione del “Festival della Strada degli Scrittori” è stato tema portante, grazie ad un prezioso lavoro di approfondimento sui temi della memoria e della giustizia, con la partecipazione di rappresentanti delle Forze dell’ordine, degli organi inquirenti e di rappresentanti dello Stato. Tutti chiamati a fornire il loro contributo in termini di sensibilizzazione soprattutto delle giovani generazioni sui temi della Giustizia. Adesso è il momento di un passo avanti, per far sì che tutto ciò diventi “strada”. Ed è in tal senso che l’Associazione “Strada degli Scrittori” presieduta da Felice Cavallaro, insieme al Comune di Canicattì, le associazioni “Amici del giudice Livatino” e “Tecnopolis”, l’Arcidiocesi, la Soprintendenza ai Beni culturali e la Prefettura di Agrigento, è al lavoro per strutturare ed attivare nel breve periodo uno della “Strada della Legalità” che intersechi la “Strada degli Scrittori” e che interessi i luoghi dove la lotta alla mafia si è fatta parola, carne, sangue. Tutto partendo dai luoghi della morte, e della vita, di Antonino Saetta e Rosario Livatino. In particolare, per quanto concerne il “giudice ragazzino”, pensando alla fruibilità di quei beni sui quali la Regione Siciliana ha in questi anni posto un vincolo di tipo culturale per il loro valore etnoantropologico, ovvero la casa natale e l’autovettura Ford Fiesta all’interno della quale il servitore dello Stato fu raggiunto dai primi colpi sparati dai killer stiddrari in contrada Gasena, dove sorge una stele che, dopo lo sfregio perpetrato da vandali ancora oggi ignoti, sarà ricomposta portando però, evidente, la traccia della ferita arrecata. Un modo per non dimenticare mai che la guerra alla mafia non è ancora vinta. Di Livatino, inoltre, il Comune di Agrigento ha recuperato anche la stanza di lavoro, nel vecchio tribunale di piazza Gallo, che diverrà un piccolo museo alla sua memoria. Percorrendo alcuni chilometri fuori dalla ex Statale 640 si giungerà tra Monserrato e Porto Empedocle, dove un commando mafioso uccise il “mastino” Guazzelli e da lì si tornerà in direzione Agrigento, per giungere, dopo aver narrato tanta morte, a Piano San Gregorio, luogo iconico dove Giovanni Paolo II, il 9 maggio del 1993, lanciò il proprio anatema contro i mafiosi. Quel “convertitevi, un giorno verrà il giudizio di Dio” che, allo stesso modo, ha cambiato la nostra storia recente. Dalla Valle dei Templi poi si risalirà verso il centro storico, fino alla stanza, al Palazzo Vescovile, dove Karol Wojtyla trascorse una notte di riposo.

Tutti luoghi della memoria, che bisognerà adesso rendere fruibili, soprattutto ai giovani, per far sì che il ricordo non sia solo celebrazione, ma diventi testimonianza.

Gioacchino Schicchi

 guazzelli