Un viaggio nel cuore del centro storico di Caltanissetta dove l’artista Carlo Sillitti è riuscito a far “rivivere” le saracinesche delle botteghe chiuse. Le parole degli scrittori, le pagine dei loro libri creano così un sentiero di conoscenza e bellezza: un progetto sostenuto dall’assessorato alla Cultura del Comune, in sintonia con le finalità della “Strada degli scrittori”.

Anche Carlo Sillitti ne è convinto. La bellezza può ancora dare un sospiro di sollievo ai nostri territori. Ed è per questo che a Caltanissetta, la sua città, è riuscito a far “rivivere” molte saracinesche di botteghe del centro storico chiuse, devastate dalla crisi. Una saracinesca può ancora dire la sua, soprattutto se diventano una sorta di pagine di libri con frasi, citazioni e pensieri di noti scrittori siciliani. E così, tra corso Umberto I e corso Vittorio Emanuele, in quello che è stato un tempo il cuore della “piccola Atene” (di Rosso di San Secondo, di Sciascia, di Vitaliano Brancati e tanti altri), ci si può imbattere in una sorta di “strada degli artisti”, un luogo – secondo l’artista – che può diventare “luogo dove poter organizzare mostre, salotti letterari e spazi culturali”. Un’idea perfettamente in linea con gli scopi della “Strada degli scrittori”, che ha chiesto intanto a Sillitti di intervenire su una saracinesca di Racalmuto che si trova a ridosso della casa-museo Sciascia.

A Carlo Sillitti abbiamo chiesto come è nato questo progetto.

“Apertamente è un progetto prima di tutto di riqualificazione mentale e solo successivamente di riqualificazione urbana. Si deve necessariamente ripulire le menti per contaminarle di bellezza,
bellezza assolutamente necessaria per contrapporsi al degrado in atto, degrado di valori e di memoria. su questi principi si basa il mio lavoro. Nato circa due anni fa con ‘Cambio Pelle‘, ha visto la luce grazie alla lungimiranza dell’assessora Marcella Natale, che non solo ha sposato l’iniziativa, ma sta lavorando perchè la stessa possa essere da esempio per altre realtà. Passeggio spesso per la città ricercandone una bellezza che, sebbene sfiorita dall’incuria del tempo, c’è ancora. Le saracinesche diventano quindi pagine di quaderno, di quei quaderni dove Leonardo Sciascia, Luigi Pirandello, Vincenzo Consolo, Giovanni Verga, Andrea Camilleri e tanti altri hanno lasciato i loro
pensieri e le loro riflessioni. Ho pensato di unire due arti: la pittura e la letteratura, due delle arti che penso siano di immediata lettura, e a loro ho affidato il compito di veicolare il virus della bellezza“.

Un viaggio, insomma, in veri e propri libri a cielo aperto…

Esatto. Il leit motiv di quasi tutte le pagine è l’Uomo, la sua essenza, le sue riflessioni, messo a servizio di chi ha ormai dimenticato il vero senso della vita. Ad aiutarmi in questo viaggio nel tempo e nello spazio oltre agli scrittori, Miriana Maira, studentessa all’Accademia Belle Arti di Palermo, con la quale si è instaurata immediatamente una sinergia che ben mi fa sperare sulla qualità dei nostri giovani, e ancora la collaborazione di Casa Famiglia Rosetta, dove la riqualificazione dell’uomo è l’obbiettivo principe, l’Istituto d’arte Juvara, passando per l’ufficio tecnico il cui dirigente, l’ingegner Tomasella, non ponendo alcun veto burocratico ha dato una spinta notevole al progetto, senza dimenticare gli abitanti del quartiere“.

Dal degrado, quindi, alla bellezza…

Già. E penso proprio che la bellezza in tutte le sue forme sia assolutamente contagiosa“.

Salvatore Picone

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