Undici alunni di tre classi, dalla prima alla terza, dell’Istituto Comprensivo “Bovio-Mazzini” di Canosa di Puglia si cimentano per la prima volta con una delle novelle più emozionanti di Luigi Pirandello, “Ciaula scopre la luna”. Lo fanno con la guida della professoressa Filomena Stellino, che abbiamo già conosciuto lo scorso anno, quando la sua scuola con “I galletti del bottaio” e tre comicissimi piccoli attori, ha vinto il secondo premio del Concorso “Uno, nessuno e centomila”. Ed anche con la Preside, la dottoressa Roberta Saccinto, e  la preziosa collaborazione di altri professori: Mino Porcelli, Alessandro Formiglia, Rita Napoletano, Tina Lenoci, Chiara Di Nicoli.
“L’attività teatrale – spiega la professoressa Stellino – ha coinvolto alunni di età diverse, fortemente motivati dalla struggente storia di Ciaula e di tutti i personaggi. Si sono emozionati a tal punto da essere profondamente coinvolti nella contestualizzazione storica degli eventi raccontati”.
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Le scene sono state girate nelle cave di tufo di Canosa, che evocano fortemente i luoghi della novella, le miniere di zolfo.
Il sottosuolo di Canosa è costituito in gran parte da “Calcarenite di Gravina”, una roccia di origine sedimentaria formatasi tra il Pliocene Superiore e il Pleistocene Inferiore. Tale roccia, sin dall’antichità, è stata utilizzata come materiale da costruzione. Nel banco tufaceo, in età daunio-ellenistica, sono state realizzate le grandi tombe a camera, i cosiddetti “ipogei” e quelle più modeste dette “a grotticelle”, una caratteristica che si ritrova anche nel sottosuolo di Agrigento – non solo nell’area archeologica della Valle dei Templi – o in prossimità di aree rocciose del  territorio agrigentino. Anche le  cavità di Canosa, come quelle di Agrigento, sono fruibili con visita guidata e garantiscono esaltanti esperienze.
Ecco come da un casuale incontro, nato per un Concorso internazionale tra scuole sul Teatro e Pirandello, si può cogliere l’occasione per conoscere meglio lo straoridnario patrimonio del nostro Paese. Tutto ciò è affascinante. Come se Pirandello avesse deciso di condurci nei sotterranei di due città…  (Per approfondire invitiamo a consultare www.canusium.it e www.agrigentosotterranea.it o httpss://www.coopculture.it/events.cfm?id=1074 )
– Com’è nata l’idea di girare il video nei sotterranei delle cave di tufo e quali sono state le difficoltà incontrate dai ragazzi nella messa in scena?

 Dopo un’attenta lettura della novella di Pirandello “Ciaula scopre la luna” – spiega la prof. Stellino – , con gli alunni coinvolti nell’attività teatrale, è emersa con chiarezza la similitudine tra gli ambienti siciliani descritti nella novella e quelli canosini ben conosciuti dagli stessi ragazzi, spesso spontanei esploratori delle cavità e delle grotte caratteristiche della nostra città.

In particolare la scelta della novella “Ciaula scopre la luna” rientra nel ben più ampio spettacolo teatrale annuale che coinvolge tutta la nostra scuola, dal titolo “La voce della luna”: percorso coreografico – letterario che parte dall’antica Grecia con Luciano di Samosata e la sua “Storia vera”, passa per Ariosto e il suo Astolfo sulla luna, vola con la fantasia di Giulio Verne con il suo “Dalla terra alla luna”, fino all’allunaggio del 1969, di Armstrong e Aldrin (cinquantenario dell’evento).
Le difficoltà non hanno riguardato tanto l’adattamento delle scene al contesto, quanto la selezione degli ambienti più suggestivi, quasi fermi al passato, che evocassero chiaramente gli effetti desiderati. L’estensione delle nostre cave di tufo è molto vasta, per cui abbiamo dovuto farci accompagnare da un esperto conoscitore dei luoghi, per evitare di smarrire qualche attore!
– Quali sono stati i loro commenti rispetto a quest’esperienza che li ha emotivamente coinvolti?
Provare la sensazione della claustrofobia e dell’oppressione causata dal buio e dagli spazi chiusi cangianti e misteriosi; fare esperienza della percezione corporea del duro, faticoso e soffocante lavoro dell’estrazione e trasporto del materiale tufaceo verso l’uscita, li ha impressionati e affascinati. Tutti i partecipanti si sono identificati con la figura di Ciaula commentando sul fatto che un lavoro così massacrante, ripetuto per anni, deformi qualsiasi corpo.
– L’incontro di Ciaula con la Luna personificata è una scena struggente. Mentre lei appare scintillante e indifferente come sempre, seppur in vena di concedere un ballo a un sincero innamorato, Ciaula non sorride, sembra profondamente turbato, quasi in estasi…

Trasferire nel ragazzo che interpreta Ciaula la forte emozione provocata dal primo consapevole avvistamento della luna, è stato per noi insegnanti molto coinvolgente. Abbiamo provato ad affidare alla spontaneità del ragazzo la reazione emotiva provocata dal misterioso scenario avvolto dal buio della sera, proprio mentre spuntava, enorme, la luna piena di quei giorni di febbraio (abbiamo appositamente atteso il plenilunio). Il ragazzo protagonista, messo di fronte a tale esperienza, ha realmente mostrato turbamento e quasi estasi, calandosi completamente nel personaggio e perdendo il senso del tempo e la percezione degli altri presenti (per farlo riprendere abbiamo dovuto ricorrere ad un fragoroso applauso). Quindi la luna lo aveva stregato!

– Il tempo della miniera è scandito ritmicamente dal piccone sulla pietra, dalle mani sui corpi, dal battito delle mani e dei piedi. La tensione scenica è alleggerita da una musicalità inattesa eppure si avverte il tedio della ripetitività dei gesti e un buio opprimente da cui non sembra essere via d’uscita. Qual è stata l’impressione dei ragazzi e qual era il vostro intento?

 L’impressione dei ragazzi è stata quella di sentirsi fisicamente coinvolti con tutte le parti del corpo. Con l’immersione nel luogo e con l’espediente dei movimenti ritmici, il nostro intento era quello di simulare il lavoro dei minatori e le sensazioni da loro provate con dei movimenti simbolici, ma significativi. Gli alunni sono stati aiutati in questo dal loro docente di musica che, costruendo una sequenza ritmica di base, ha creato l’effetto della ripetitività corale sia gestuale che sonora.

– Per il finale avete scelto un commento musicale che riporta al mondo contadino, alle tradizioni popolari. In che modo avete pensato di miscelare i vari elementi della messa in scena?
 La nostra contaminazione col testo pirandelliano è finalizzata ad offrire una forma di riscatto al personaggio Ciaula, come simbolo di tutti i ragazzi sottomessi e sfruttati. L’immagine leggiadra e gioiosa del ragazzo che balla con la luna personificata, suscita un senso di innocenza e leggerezza, disegnato sulle note di un canto popolare siciliano.

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