Per la terza volta il Liceo artistico – Istituto Superiore Bonaventura Secusio di Caltagirone partecipa al Concorso “Uno, nessuno e centomila” e questa volta lo fa con la novella più struggente e più celebre di Luigi Pirandello, Ciaula scopre la luna. A guidare 15 studenti di IV e V anno, sono la professoressa Maria Ausilia Castagna, che abbiamo già avuto modo di conoscere e apprezzare per il suo impegno e la sua passione per il Teatro, e la professoressa Teresa Agrì.
Nel 2017, in occasione del 150° della nascita di Pirandello, la scuola ha risposto al bando del Concorso proponendo “C’è qualcuno che ride”, nel 2018, invece, “Il pipistrello”. In entrambi i casi l’Istituto Secusio è stato selezionato tra i finalisti: ha vinto il Premio “Strada degli Scrittori” e il Premio “Fondazione Teatro Luigi Pirandello”.
Ciaula è considerato un diverso, ma non è un essere umano “solo”, come nella novella. Nel corto teatrale è stato inserito in un contesto di degrado e povertà, misero tra i miseri, ultimo tra gli ultimi, con una sua dignità. Com’è stata elaborata questa scelta?

Il pensiero di Pirandello, che si manifesta nelle sue opere teatrali e nelle sue novelle, è quanto mai attuale e universale, perciò è stato per noi facile pensare a “Ciàula e la Luna” per raccontare del dramma delle migrazione, che ci tocca molto da vicino, con questi esseri infelici, erranti e senza quiete, sulle nostre strade. Ricordiamo infatti come il CARA di Mineo è molto vicino alla cittadina in cui abitiamo, Caltagirone. Se solitudine e incomunicabilità sono delle tematiche care a Pirandello, il Ciàula della novella così come il Ciàula della nostra rivisitazione sono, come altri personaggi delle opere pirandelliane, uomini irrimediabilmente soli (la sua terra è lontana, così la ragazza di cui è innnamorato), che lottano contro un muro di pregiudizi che li opprimono e non li fanno vivere liberamente. Il nostro Ciàula in particolare, fugge dalle carceri del suo paese e dalla brutale persecuzione di un dittatore, per ritrovarsi in un paese libero e civile, ma ancora perseguitato e privato della sua dignità, caricato e bastonato al pari del somaro col quale condivide la sua nuova cella. E se l’oscura miniera, nelle ore del lavoro, pare proteggerlo dall’inferno del mondo lì fuori, solo la Luna e la sua ragazza lontana, il cui viso tiene custodito in un medaglione, sembrano amarlo per come egli è, per la sua anima candida e sognatrice, sembrano donargli quella speranza, che tutti gli altri gli rifiutano. La speranza di venir fuori un giorno da quella sua vita di miseria e umiliazioni.

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Nel testo è affrontato infatti il tema delle migrazioni: l’essere sradicati dalla terra d’origine è un dramma che accomuna chi fugge dall’Africa per cercare una vita migliore e chi nel secolo scorso, partendo dalla Sicilia, decise di imbarcarsi verso l’America. Quanto è sentito oggi il valore delle radici? In che modo oggi viene vissuto il dramma dei migranti di questo secolo?

Siamo orgogliosi di essere italiani e siciliani in particolare. Ma per noi il mare deve essere là non per isolarci e dividerci dagli altri popoli; ma deve essere là per dare speranza a coloro che fuggono dalla povertà dalla guerra dalla violenza, nel ricordo appunto dei nostri antenati che, nel secolo scorso si imbarcarono verso l’America. Nella genetica di gran parte di noi italiani e siciliani c’è il rispetto del diverso, lo spirito di solidarietà e accoglienza. Non ci può essere spazio per l’intolleranza, gli episodi di razzismo sono da condannare. Bisogna, nel rispetto reciproco delle nostre religioni e tradizioni, accogliere e dare una speranza a questi sventurati.

– Alla fine Ciaula/Mohamed Abdallah non esprime soltanto stupore dinanzi alla luna. Riesce ad appagare un bisogno incontenibile di tenerezza. In un mondo che viene vissuto dai ragazzi in buona parte in modo virtuale, quanto contano i sentimenti? Che valore viene attribuito al legame di questo ragazzo per la sua amata lontana?

I sentimenti – l’amore e l’amicizia – contano per noi ragazzi. A maggior ragione per Ciaula/Mohamed Abdallah, esule in un paese straniero, dove in pochi lo vedono e lo trattano come un essere umano. Ma certo Mohamed ha la fortuna di condividere con i suoi amici esuli quella notte di luna piena, e la rinascita improvvisa della speranza di una vita più umana per tutti loro. Nello stesso tempo il ragazzo pensa alla sua dolce Lem Lem, che, forse, in quella stessa tenera notte di tregua, guarda anche lei speranzosa la Luna, con gli stessi sentimenti di Ciaula/Mohamed, per quel loro amore che la sofferenza e la lontananza hanno reso più forte e importante, e le cui promesse hanno tenuto in vita Ciaula/Mohamed Abdallah dal giorno della sua fuga dall’Eritrea.

– Il povero Ciaula africano chiede l’aiuto di Allah e del Dio degli altri. La parola “infedeli” perde significato dinanzi alla sua invocazione dal valore ecumenico?

Noi riteniamo di si. Esiste un unico Dio, comunque lo si chiami, così come una sola (parafrasando Albert Einstein ) è la razza umana, con infinite variazioni al suo interno…noi siamo per l’infinito!

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Nel testo si fa riferimento all’utilizzo dei Tableaux Vivants, un’attività che viene svolta nella vostra scuola da diversi anni. Di che si tratta e in che modo si è pensato di integrarla con il Teatro?

La novità della messa in scena del riadattamento della novella di Pirandello sta nel connubio tra l’opera letteraria e il mondo dell’arte figurativa, nella fattispecie la rappresentazione teatrale avviene mediante la realizzazione di Tableaux Vivants, quadri che prendono vita dinanzi agli occhi degli spettatori attravesrso un delicato sistema di immedesimazione e interpretazioni incarvate dai corpi dei performer.
Tema conduttore è stato il viaggio come metafora dell’attraversamento di un luogo conosciuto per andare incontro all’ignoto e cambiare la propria condizione economica e sociale; cosi come Ciaula, che attraversando i cunicoli della miniera, scopre alla fine del suo viaggio la meraviglia della luna.
La scena è costituita da 2 cornici dorate all’interno delle quali si svolgono le azioni, un solo taglio di luce le illumina , i cambi sono tutti a vista.
Sul fondo scenico la proiezione del quadro reinterpretato dagli alunni Gli emigranti di Angiolo Tommasi (1865), che sottolinea la vastità del fenomeno migratorio dall’Italia del secondo Ottocento in perfetta continuità con l’odierna emigrazione proveniente da paesi in via di sviluppo; l’esodo interiore ed esteriore degli essere umani, la fuga di milioni di persone, uomini, donne, bambini, anziani in cerca di futuro e di pace, intere famiglie che si apprestano al grande viaggio in condizioni disumane.

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