Torna ad Agrigento per la terza volta consecutiva il Colegiul Național “G. Barițiu” di Cluj, con due studenti, Briciu Alexandru e Danciu Miruna della classe XI^, corrispondente al nostro penultimo anno di liceo: si tratta di Alex Briciu e Miruna Danciu. I due ragazzi si sono cimentati nella trasposizione teatrale della novella “La buon’anima”. Lo hanno fatto con estrema ironia e originalità, con la guida del professor Laszlo Alexandru, modificando radicalmente la storia dei protagonisti con un finale sorprendente. Infatti, in “La buon’anima ritorna”, non solo la coppia non riesce ad avviare una relazione serena a causa della gravosa e ossessiva “presenza” del primo marito nelle loro vite, ma questi perfino riappare all’improvviso. Al povero secondo marito, turbato dall’apparizione, non resta che ascoltare il cinico consiglio di morire anche lui o, meglio, di fuggire da quella donna, come sembra che abbia fatto in effetti la buon’anima.

La sua scuola ritorna dopo aver ogni volta riscosso grande successo con ottimi riscontri, non soltanto da parte della Commissione del Concorso, ma anche da parte del Ministero degli Affari Esteri che ha voluto conferire degli attestati di merito ai suoi studenti.

Ritorniamo pure noi, come la buon’anima! – afferma scherzando il professor Laszlo – . La nostra prima presenza ad Agrigento è scaturita dai miei studenti di due anni fa, che erano venuti a sapere della prima edizione del Concorso “Uno, nessuno e centomila”, avevano avuto l’idea di partecipare e avevano chiesto il mio aiuto. Dando una mano, lavorando accanto ai ragazzi, sono arrivato insieme a loro a risultati  molto validi, che hanno prodotto due straordinari viaggi in Sicilia e la conoscenza di tanta gente nuova. L’entusiasmo degli organizzatori agrigentini e il riconoscimento del Ministero degli Affari Esteri italiano ci hanno sempre incoraggiato. Infatti godiamo dello statuto speciale di liceo bilingue, ottenuto in base al Memorandum firmato nel 2002 tra l’Italia e la Romania, che ci concede il diritto di studiare ben sei ore di lingua-letteratura italiana, più altre due ore di storia in italiano e due ore di geografia in italiano alla settimana, impartite da lettore madrelingua. Questa situazione ci offre evidentemente una più grande apertura verso i ragazzi e le scuole italiane e verso gli eventi culturali della Penisola (ma anche dell’Isola).

 

I suoi studenti sembrano aver trovato una soluzione più accettabile alla novella, pur mantenendo il tono grottesco dell’Autore. Hanno voluto rendere la storia più credibile, più attuale?

Tante delle novelle di Luigi Pirandello vanno avanti sul filo di lama che separa il comico dal tragico e sboccano in soluzioni divertenti per evoluzioni deludenti o viceversa, puntano su finali amari per le storie serene. Se aggiungiamo il lato abissale, dei tormenti, delle sofferenze psichiche, dei rimpianti e delle ossessioni di numerosi personaggi, salta agli occhi la complessità artistica di questa prosa che forse, nella trasposizione sul palcoscenico, a volte accetta una “spinta” verso il concreto, per la semplificazione del conflitto e l’accesso allestito al pubblico più giovane.

– Com’è caduta la scelta su questa novella in particolare?

L’idea era di trovare una storia piuttosto comica, divertente, che potesse mantenere l’attenzione degli spettatori, ma che non fosse priva della solita complessità dell’autore agrigentino. Se si aggiunge a tutto questo anche un bel colpo di scena finale, niente male!

– Da quanto tempo i suoi due studenti studiano Pirandello? Da quando l’Italiano e la Letteratura italiana in particolare?

I corsi liceali in Romania durano quattro anni, a differenza dell’Italia, e la maggior parte dei nostri ragazzi comincia lo studio dell’italiano da zero. Certo abbiamo in ogni classe due-tre-quattro ragazzi che tornano dall’Italia, a volte proprio nati in Italia o con un genitore italiano. Nel primo anno propedeutico viene insegnata loro la lingua italiana, nei suoi lati essenziali, teorici, ma anche in diverse situazioni pratiche. Dal secondo anno si passa allo studio in parallelo anche della letteratura, nella sua evoluzione cronologica: San Francesco, Dante, Petrarca, Boccaccio ecc. All’ultimo anno, quando si arriva al Novecento, viene preso in considerazione Luigi Pirandello, con la sua novella Il treno ha fischiato. La nostra scuola ha un bel gruppo teatrale che vince sempre diversi premi, ma purtroppo quei ragazzi non studiano l’italiano. E invece i nostri studenti, che si impegnano con Pirandello, non esercitano le loro abilità teatrali. Forse in futuro riusciremo a superare in qualche modo questo divario.

– Di nuovo ad Agrigento. Qual è la sua impressione sincera dell’iniziativa? Qual è il valore che viene attribuito dagli studenti a questa esperienza?

Lo studio dell’italiano e le visite ad Agrigento offrono ai nostri alunni un’apertura e una maturità di cui approfittano poi, come è capitato ai sette ragazzi degli anni precedenti, che hanno conosciuto la Sicilia e sono ormai studenti universitari. È così che formiamo da quasi trent’anni gli italianisti dalle nostre parti, dove centinaia dei miei ex-studenti lavorano con bei risultati nelle ditte italiane e alcuni sono arrivati perfino a coordinarle, grazie ai loro meriti – per non dire niente di quelli che sono andati a lavorare, per alcuni periodi, in Italia, o in diverse parti del mondo (Canada, Stati Uniti ecc.), da dove ogni tanto mi scrivono qualche battutina in italiano.

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La sua presenza ad Agrigento per il Concorso “Uno, nessuno e centomila” sarà l’occasione per la prima presentazione in Italia di due suoi volumi. Vuole parlarcene? Da chi sarà accompagnato?

Mentre lavoravo con i ragazzi alle altre edizioni del Concorso, ho notato che solo il 30% circa delle novelle di Pirandello erano state tradotte in romeno, tra gli anni ’60 e ’80 dello scorso secolo. Così ho pensato di dare una traduzione aggiornata e integrale delle Novelle per un anno, per portare l’autore agrigentino più vicino ai lettori romeni. Ma prima ho dovuto concludere il mio progetto precedente, Lectura Dantis, la traduzione romena della Divina Commedia e una sintesi dei commenti degli specialisti per ogni terzina in parte, un lavoro che ho pubblicato già in internet. Benedetto sia l’editore romeno che si prenderà sulle spalle questo manoscritto di oltre 2.200 pagine. Ancora lo sto cercando. E quindi ho aperto una nuova strada con Luigi Pirandello, allo stesso modo: traduco successivamente le sue novelle che pubblico in internet, su un blog che ho inaugurato, e per adesso siamo riusciti anche a stampare i primi due volumi della serie: Scialle nero e La vita nuda. Mi sta accanto la gentilissima Nadia Fărcaș-Baciu, direttrice della Casa Ecou Transilvan, con cui sto coordinando la collana “Colecția de italiană” (sette libri usciti l’ultimo anno). Ho visitato l’anno scorso la casa natale di Luigi Pirandello vicino ad Agrigento, un bellissimo museo con tanti oggetti pregiati. Ho notato che tra le edizioni dello scrittore non c’era nessuna in lingua romena e quindi ho pensato di fargliene regalo quest’anno. Ma prima mi piacerebbe offrire i primi due volumi di Novelle per un anno in romeno all’egregio Sindaco, Calogero Firetto, che ci è stato calorosamente vicino durante gli incontri internazionali precedenti, nonché ai fautori di questo dialogo di amicizia senza frontiere.

Alex Briciu con il prof. Laszlo Alexandru e l'editrice Nadia Fărcaș-Baciu

Alex Briciu con il prof. Laszlo Alexandru e l’editrice Nadia Fărcaș-Baciu