Attorno all’ineluttabilità della morte descritta nella novella “La morte addosso” si sviluppa uno studio molto impegnativo svolto dalla Scuola Italiana di Montevideo (SIM). Un impegno che gli studenti hanno profuso con eccezionale fantasia e creatività. Due sconosciuti s’incontrano per caso. Uno dei due cattura l’empatia del lettore. Sta per morire e per lui la vita comincia ad acquisire un interesse nuovo, diverso: osservare gli altri diventa una ragione di sopravvivenza, perché  non conoscono la sua condizione e perché su di loro può usare l’immaginazione, fantasticare sulle loro esistenze e distrarsi dal presente. Gli studenti hanno studiato la novella e hanno deciso di trasformarla. Sei i lavori che sono stati prodotti e che una Commissione interna alla scuola ha valutato, selezionando i migliori per la partecipazione al Concorso “Uno, nessuno e centomila”.

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A guidare i ragazzi è stata la professoressa Lia Sezzi, insegnante di ruolo di Italiano. Ha collaborato con case editrici di testi scolastici, ha lavorato come editor per una rivista di studi storici e ha frequentato un dottorato in Letteratura all’UNED di Madrid. Ha vinto il concorso per insegnare all’estero ed ha accettato la cattedra a Montevideo. Dopo aver sostenuto una prova di traduzione, le è stato  proposto di tradurre un libro che molti di noi hanno amato: “L’Ombra del vento” di Carlos Ruiz Zafón.
A supportare la docente per la partecipazione al Concorso sono stati in tanti, uno tra tutti, il coordinatore didattico, professor Emiliano Burrini, al quale si deve anche la determinazione per la partecipazione degli studenti.
La professoressa Lia Zezzi

La professoressa Lia Zezzi

– Una novella molto drammatica, intensa. Com’è avvenuta la scelta?

Confesso di non aver letto tutte le duecento e più novelle scritte da Pirandello – afferma la prof. Lia Sezzi – . Ma, quando ho scoperto che l’atto unico L’uomo dal fiore in bocca era stato tratto da “La morte addosso”, ho pensato che ben si prestava a una drammatizzazione. Inoltre, parlando con alcuni amici di Montevideo, ho scoperto che, alla fine degli anni Ottanta, l’opera era stata rappresentata al Teatro Solís e interpretata nientemeno che da Vittorio Gassman.

– I ragazzi sono stati capaci di mantenere lo stesso impianto della novella, con una drammaturgia ogni volta differente e tutte le volte ugualmente intensa. Hanno reso più attuale la scena, senza attenuarne i toni. Quanto è stato difficile per loro? 

L’idea era proprio quella di mantenere inalterata la struttura della novella ma di renderla attuale. Insomma, di ambientare il dialogo tra i due personaggi in contesti conosciuti dai ragazzi. A Montevideo, per esempio, non esistono più stazioni ferroviarie. Oggi il trasporto avviene su ruote. Ecco perché molti studenti hanno scelto l’aeroporto o la stazione centrale degli autobus come sfondo per la conversazione tra i due protagonisti. Non è stato difficile. Alunne e alunni hanno un gran bisogno di trattare temi di attualità a scuola. Purtroppo non sempre ci si riesce. E la trasposizione ai giorni nostri di un dramma scritto all’inizio del secolo scorso ha permesso loro di affrontare argomenti forti, spesso anche polemici e scottanti, tipici della società odierna.

 C’è qualcosa che l’ha sorpresa durante il loro lavoro?

La partecipazione degli studenti. Il lavoro è stato fatto in classe. Quindi, ho potuto vedere come, nei diversi gruppi, alunne e alunni discutevano animatamente tra loro su come rendere le storie attuali e originali. Alcuni gruppi, per esempio, hanno voluto dare al testo un finale di speranza, come un riflesso dei grandi progressi compiuti in campo medico negli ultimi decenni.

–  L’individuo con la SLA, con il cancro al seno, con l’Aids e così via. Situazioni estreme tra la vita e la morte. A che cosa si sono ispirati?

L’Uruguay, purtroppo, è un paese con un alto indice di tumori e il tema della lotta al cancro è molto sentito. Ma è anche un paese all’avanguardia in materia di diritti civili. Ecco perché alcuni testi hanno affrontato argomenti come l’omosessualità, il matrimonio tra persone dello stesso sesso, la violenza di genere …

– La possibilità di partecipare al Concorso ad Agrigento, com’è stata colta? Quanti sono stati gli scogli che avete dovuto superare per rendere possibile questa esperienza?

E’ stata colta con grande entusiasmo. Viviamo, però, nell’altro emisfero e il viaggio è costoso. Ma la testardaggine degli alunni ha sbaragliato ogni resistenza. Sono riusciti a convincere genitori e scuola a partecipare fisicamente al Concorso. E’ merito loro se siamo qui.

 

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