Più che una drammaturgia, un mosaico, un avvincente accostamento di arti e bellezza, dalla poesia, al racconto, dal teatro all’arte visiva. “Effetti d’un sogno interrotto” di Daniele Rizzo, del Convitto Nazionale di Stato Giovanni Falcone di Palermo, rapisce dalle prime battute, trascina in una dimensione onirica, delirante, e lascia smarrito chi legge la drammaturgia e probabilmente anche chi assiste alla messa in scena.
– Pirandello è molto presente nella trasposizione. Che cosa è frutto della tua immaginazione e creatività?
Ho iniziato a scrivere la mia drammaturgia ricreando quanto più verosimilmente l’atmosfera all’interno della novella; la prima volta, infatti, cominciai scrivendo al buio, col foglio illuminato dal flash del telefono e davanti a me l’immagine della “Maddalena addolorata”. Cercando di non stravolgere il flusso narrante dell’autore e le ambientazioni che mi avevano incantato, ho avuto il desiderio di restituire a Pirandello più di quanto lui mi avesse donato. Ho immaginato che la donna all’interno del quadro prendesse vita, ma che inizialmente vivesse solo agli occhi di un personaggio, creando un’ironica rete di sguardi increduli, allucinati e scossi tra i personaggi, sottolineando che in fondo la realtà è solamente come ognuno di noi vuole che appaia.
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– Perché hai scelto questa novella?
Amo le storie complicate, quelle strane, quelle che non sono schiave di una realtà troppo noiosa e oppressiva, capaci di prenderti per mano e accompagnarti in una realtà che non ti appartiene e nella quale però ti senti vivere; quale novella più originale di una che appartiene al filone del surrealismo Pirandelliano?
– Il sogno, come nella novella, rimane quasi intrappolato nel reale a causa di un improvviso risveglio. I fantasmi appaiono insostenibili. Allucinazioni o paura dell’inspiegabile?
È vero, è come se l’improvviso risveglio del sognatore non avesse dato il tempo ai personaggi del suo sogno di ritornare all’interno della sua mente, e così costretti a rientrarvi di corsa, ma non si tratta solamente del sogno prigioniero della realtà. Infatti anche nella novella uno dei personaggi, il “vedovo”, indossa gli stessi abiti con i quali il “sognatore” (per non confonderci) lo aveva sognato, si potrebbe dunque parlare anche di realtà prigioniera del sogno.Ma a me piace pensare che esista un leggero confine tra sogno e realtà e che l’uomo vi cammini sopra anelando un instabile equilibrio.
 E’ la tua prima drammaturgia?
Qualche anno fa ho partecipato ad un altro concorso, Boccaccio Giovani, scrivendo una novella di stampo Boccaccesco che mi ha permesso di piazzarmi tra i primi dieci e ottenere un riconoscimento speciale della giuria per la creatività. In seguito ho scritto un’altra drammaturgia con la quale però non ho partecipato ad alcun concorso. La stesura di quel testo mi ha fatto capire cosa significasse scrivere un testo teatrale, così,  scrivendo “effetti d’un sogno interrotto” ho tenuto conto delle mie precedenti esperienze per cercare di comporre un testo che fosse il più maturo possibile.
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– Frequenti un laboratorio teatrale?
Non frequento un laboratorio teatrale, infatti quella ad Agrigento sarà la mia prima esperienza di questo tipo.
– Come hai saputo del Concorso? 
A riferirmi del Concorso è stata la professoressa con la quale ho partecipato al Concorso Boccaccio Giovani, Cristina Picciotto, che al corrente della mia passione per la scrittura mi tiene costantemente aggiornato sulle varie opportunità. Ad assistermi è stata la professoressaRosa Simeti, coordinatrice del progetto . Ringrazio vivamente entrambe per avermi sostenuto e per aver avermi dedicato del tempo.

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