Incontro con Giovanni Impoco, bibliofilo che da cinquant’anni raccoglie gli scritti del Maestro di Regalpetra. Una storia incredibile fatta di libri e viaggi nel mondo per inseguire Leonardo Sciascia

Giovanni Impoco fotografato da Pietro Tulumello

Non conosceva la “Strada degli scrittori”, ma ama Sciascia e gli scrittori siciliani. È il più grande collezionista degli scritti dell’autore del “Giorno della civetta“, vive a Firenze ed è tornato nei giorni scorsi a Racalmuto, la patria di Sciascia, per respirare l’aria di Regalpetra. Si chiama Giovanni Impoco, 72 anni, da cinquant’anni alla ricerca dei libri e degli scritti dispersi di Leonardo Sciascia.

Quando nei primi anni Settanta è venuto in Italia, da Tripoli dove è nato e dove ha vissuto tutta la giovinezza, pensava di trovare un Paese diverso: “E invece ha trovato un’Italia terribile. Pasolini ucciso, Aldo Moro rapito e giustiziato dalle Brigate rosse, la mafia, le bombe a Bologna e a Milano, il terrorismo. Non riuscivo a capire il contesto storico dell’epoca, finché un giorno non leggo un articolo di Leonardo Sciascia, che non conoscevo. Mi sono detto – Quest’uomo scrive delle cose che io sento nel cuore”.

Ed è così che è iniziata la sua passione per lo scrittore siciliano: “Ho deciso di raccogliere tutto Sciascia. È stato ed è il mio scudo”. Giovanni Impoco ha girato mezza Italia per trovare nelle librerie antiquarie vecchie riviste con articoli di Sciascia. È andato persino in Cina per trovare la traduzione di A ciascuno il suo con in appendice una rara intervista allo scrittore. A Montecatini ha trovato i Quaderni di Galleria, la rivista edita a Caltanissetta dall’editore Sciascia, diretta dall’omonimo scrittore. In Pensilvenia ha trovato La contea di Modica, un volumone di fotografie di Giusepe Leone con testo di Sciascia. E a New York, in una libreria ebraica, la traduzione in Ebraico di un altro romanzo.
Pur amandolo, non ha mai conosciuto lo scrittore. Dai giornali ha saputo della sua morte. Quel giorno del 1989 non è riuscito a lavorare.

Ama le prime edizioni dei libri di Sciascia perché, ci dice, “si sente il profumo dell’epoca”. Una di queste, forse la più rara, sicuramente la più preziosa, l’ha portata con sé a Racalmuto per lasciarla a “CasaSciascia”, a Pippo Di Falco e agli amici della “Strada degli scrittori”. Si tratta di Favole della dittatura, edizione Bardi del 1950, stampato in poco più di duecento esemplari: “Ne ho trovato una copia in più ed è giusto stia a Racalmuto, nella casa dove le Favole furono pensate e scritte”, dice con una punta di commozione durante il racconto di questa storia a Felice Cavallaro, direttore della “Strada degli scrittori”. “Parlare dei luoghi degli scrittori, farli conoscere ai tanti appassionati e ai giovani – ha sottolineato Impoco – è un lavoro encomiabile che tutti dovrebbero fare in Italia, e non solo per dare un futuro alla memoria, ma per capire, come è successo a me, dove viviamo e cosa noi tutti possiamo fare per cambiare un po’ le cose che non ci piacciono”.

Salvatore Picone 

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *