Si ha diritto ad essere felici? O forse c’è sempre in agguato un destino beffardo che si prende gioco di noi e capovolge ogni situazione, proprio quando ci sentiamo più sereni?

A queste domande hanno provato a rispondere sette studenti di IV Ginnasio e di III Liceo, corsi B e D, dell’Istituto Eschilo di Gela, guidati dala professoressa Alba Spoto. Sono loro ad aver scritto e poi portato in scena “Paura d’esser felici”. La loro presenza ai laboratori e alle attività in programma è stata garantita dal dirigente scolastico, professor Gioacchino Pellitteri, che con entusiasmo ha consentito la loro partecipazione al Concorso.

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– Professoressa Spoto, com’è nata l’idea della trasposizione di questa novella? Come l’hanno scelta gli studenti?

Tra le tante novelle lette ed esaminate, “Paura d’esser felici” è subito piaciuta particolarmente agli alunni per la tematica trattata e per il bizzarro comportamento di Fabio Feroni, il protagonista. Inoltre la novella è sembrata adatta ad una trasposizione teatrale, per quanto, una volta effettuata la scelta, siano emersi molti problemi inizialmente non considerati: in primo luogo la necessità di evidenziare l’evoluzione psicologica di Feroni in un’unica scena e in pochi minuti di rappresentazione.

 Il protagonista sfida il destino proponendosi di essere sempre meno felice. La troppa gioia non è permessa neanche alla moglie, che finisce per non comprendere le sue nevrosi. Come hanno affrontato questi temi i ragazzi?

La moglie di Fabio Feroni, Dreetta, rappresenta la “normalità”. Per dare voce alla sua prospettiva e per farle raccontare le difficoltà del suo ménage familiare è stato introdotto il personaggio dell’amica Anna, che consente di recuperare in scena, in flashback, il vissuto della coppia Fabio-Dreetta.  La vicenda scivola nell’assurdo: Fabio esulta per aver finalmente trovato il “saltamartino del caso”, ma questo si trova paradossalmente dentro di lui. Il protagonista ha in sé ciò che per tutta la vita ha cercato di eludere o di sorprendere.

– Il tema della follia tanto caro al nostro Scrittore, come è stato sviluppato dai ragazzi?

I ragazzi hanno dato vita ad un personaggio che in scena appare dominato da fobie e fissazioni, ma che ha gestito l’intera sua vita secondo una logica ferrea. Lo sforzo immane di contenere la gioia e ingannare il caso ha finito inevitabilmente per determinare una nevrosi, una sorta di mania di persecuzione, per la quale si aspetta che il caso, come un saltamartino, gli balzi addosso da un momento all’altro, all’improvviso. Da lì alla follia il passo è breve, ed è condensato negli ultimi secondi del nostro testo, quando Feroni, dopo aver cercato il saltamartino sotto le tazzine, grida di averlo trovato, addirittura, “dentro di sé”.

 A scuola c’è un Laboratorio di Teatro?

Nel nostro istituto ogni anno vengono portati avanti dei progetti di teatro, in particolare di teatro classico, e l’anno scorso il teatro classico ha rappresentato uno dei progetti di alternanza scuola lavoro.

– Qual è la funzione del teatro nella vostra scuola e in generale nella formazione dei ragazzi?

Se noi docenti mettiamo a disposizione il nostro tempo e le nostre energie sfidando la mancanza di mezzi, sottraendo tempo alla famiglia, affrontando ogni sorta di difficoltà contingente, è proprio perché crediamo fermamente nell’importanza formativa del teatro, nel fatto che sia nutrimento per l’anima e per la mente dei nostri studenti. L’entusiasmo con cui gli alunni seguono questi progetti ci conferma che siamo nel giusto e ci incoraggia a proseguire.

Se c’è un mezzo per fare conoscere e amare ai ragazzi di oggi Eschilo o Pirandello, quello è il teatro.

Gli alunni che hanno lavorato alla drammaturgia sono

– Ivan Cafà

– Laura Macaluso

– Rocco Vella

Gli alunni che hanno recitato nel corto sono

– Rocco Vella

– Roberta Susino

– Francesca Susino

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