Da Isca sullo Ionio ad Agrigento nel nome di Pirandello

Chi c’è? Chi ci sarà? Grazie a quali sinergie si compone il variegato dietro le quinte di Uno, nessuno e centomila? Non potevano mancare le scuole, le vere e assolute protagoniste.

Ci siamo fatti una chiacchierata con lo staff di docenti dell’Istituto Comprensivo di Davoli (CZ), e più precisamente del plesso di Isca sullo Ionio. Il loro laboratorio teatrale, condotto da Gregorio Calabretta – referente del progetto la professoressa  Angela Carmela Punturi – si è distinto per la messinscena e rielaborazione della novella Il treno ha fischiato, tanto da aggiudicarsi il primo premio per la drammaturgia – categoria scuole secondarie di primo grado. Abbiamo provato a ripercorrere il loro lavoro, quell’entusiasmo e amore per la cultura che li sta portando ad Agrigento. Le giornate di prove, lo stimolo che li ha condotti a decidere di partecipare al concorso. Intanto, come hanno scoperto il bando?

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Abbiamo appreso dell’esistenza del Concorso dal sito della scuola su cui era stato pubblicato.  Non si può nascondere che sia stato accolto in doppio modo: interesse e timore. Interesse per un autore tanto amato e accattivante come Pirandello. Timore di cimentarsi in un’impresa grande, impegnativa e anche quello di affrontare un confronto così vasto essendo una scuola così piccolina e con pochi mezzi.

Ma la curiosità e la voglia di mettersi in gioco hanno prevalso su qualunque dubbio e timore.

Ma mettere in scena, riscrivere, non è un atto meccanico. Quanto di nuovo si impara, quanta didattica si svolge, durante la preparazione del concorso?

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Abbiamo senz’altro imparato, con gran stupore, che Pirandello non ha limiti di età, nel senso che abbiamo proposto Pirandello e le sue tematiche non solo a ragazzi della terza classe della scuola secondaria di I grado, che normalmente ne affrontano lo studio, ma a ragazzini di 11 anni, di prima classe.

Questi hanno ascoltato con interesse e abbiamo visto che non scimmiottavano o ripetevano passivamente concetti ascoltati, ma avevano compreso, ovviamente per quanto permesso dal livello del loro sviluppo evolutivo mentale. È stata questa la cosa che abbiamo appreso. Non avremmo mai pensato che avrebbero associato le tematiche che gli abbiamo presentato alla vita concreta e a loro vicina.

Parliamo dei ragazzi e delle ragazze, come hanno affrontato le fasi del concorso? Ci sono stati cambiamenti visibili, un modo di entrare nelle storie e farle proprie?

I ragazzi e le ragazze hanno affrontato le varie fasi del progetto con reazioni e atteggiamenti molto diversi.

Inizialmente hanno avuto molte perplessità ad aderire quando gli è stata presentata questa opportunità ed il progetto in sé e per sé. Gli abbiamo parlato molto del teatro e del suo grande valore educativo, formativo e liberatorio. Li abbiamo anche fatti parlare tanto, facendogli esporre tutti i loro timori e insicurezze che, francamente, non erano pochi. Tanti di loro avevano vergogna a far emergere ed esternare le proprie emozioni, cosa comprensibilissima per ragazzi che non si erano mai accostati all’interpretazione e recitazione di una parte.

Gradualmente, man mano che i primi alunni hanno cominciato a mettersi in gioco, divenendo inconsciamente trainanti, anche gli altri hanno messo coraggio accettando di lavorare e seguire le indicazioni degli insegnanti. Dopo poche lezioni erano loro e chiedere l’incontro successivo, e così è stato fino alla conclusione del progetto, vissuta, addirittura, con un po’ di nostalgia, ma con la grande speranza di essere apprezzati ad Agrigento per il lavoro e l’impegno che ci hanno messo.isca-5

Pirandello è un autore che non ha solo lasciato un’impronta nella letteratura, ma anche nella società, ha mostrato pregi e difetti dell’umano sentire, ha messo uomini e donne davanti a una scelta, di fronte all’universo che si spalanca ogni volta che si deve decidere chi essere davvero. Proviamo a domandarci: cosa resta di lui, adesso, nel 2018, quale eredità lascia a studenti e studentesse?

Nella società odierna dello spirito di Pirandello, per alcuni versi rimane tanto e per altri poco. Se si ragionasse con mente pirandelliana ci si accorgerebbe come oggi, molto più che in altri tempi l’uomo è ” uno, nessuno e centomila”, vittima del pluralismo d’immagine, in preda al sofferto dualismo dell’essere e dell’apparire.

Anche il bisogno di evasione, di sottrarsi in modi diversi dall’oppressione di quest’esistenza alienante può essere letto in chiave pirandelliana.

Ma di contro, per altri versi, l’uomo della società attuale si è molto distanziato dal pensiero di Pirandello quando pretende che la sua idea, la sua visione delle cose sia l’unica vera e valida: un’unica verità valida per tutti.  È in quest’uomo che rimane poco dello spirito di Pirandello, in un uomo che non è capace di decentrarsi e, purtroppo di entrare in empatia con gli altri esseri che gli stanno intorno.

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La scuola opera spesso in contesti difficili, in cui la diffusione della cultura viene contrastata anche con gesti eclatanti per colpire chi opera per la crescita del tessuto sociale. Ad Isca i ragazzi hanno vinto una sfida che può essere vissuta come un cambio di paradigma per immaginare un futuro diverso.

Ci sono lavori che nascono senza bisogno di grandi stimoli e questo è stato uno di quelli. Ci si dedica lasciandosi trascinare da una sfida che percorre l’anima. Il guanto l’ho trovato negli occhi titubanti dei ragazzi di Isca, nella quasi loro assoluta mancanza di avvicinamento a questa forma d’arte, dal non avere mai calpestato, né visto, un palcoscenico; dalla fiducia incondizionata ricevuta dalla referente del progetto, professoressa Angela Carmela Punturi, e dall’affettuosa accoglienza di tutta la scuola. Stimoli consolidati dal bisogno, forse presuntuoso, di poter fare teatro in posti dove il tempo è scandito dall’indifferenza e a volte da qualche “botto” non proprio naturale. Ma ritrovare nei ragazzi alcuni pensieri di Pirandello rapportati al loro quotidiano è stata l’emozione più bella e la dimostrazione che alla lunga l’arte vince sempre.