In Libano il Concorso diventa una tesi di laurea magistrale

Insegnare una lingua straniera, in un paese in cui non viene parlata abitualmente è un’ impresa impegnativa soprattutto se il docente non è madrelingua e da lui proviene principalmente l’input linguistico. Si tratta di una sfida importante in quanto il docente ha la missione di mantenere costante o elevata la motivazione iniziale degli apprendenti. Perché si parla di una missione? In effetti i nuovi studi considerano che l’atto di insegnare non verrebbe più percepito solo come una professione ma come una vocazione, una missione che implica vari aspetti necessari per poter proseguire nel processo di insegnamento/apprendimento.

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Le studentesse del liceo Fakhr el Dine al loro arrivo ad Agrigento accolte dal regista Marco Savatteri

 

Comincia così la tesi in Comunicazione interculturale di Studi Libano-Italiani, presentata da Mona Rizk (al centro nella foto di copertina con le sue allieve)  giovanissima docente d’Italiano del liceo Fakhr el Dine di Beirut ovest, all’Università Libanese – Facoltà di Lettere e Scienze Umane, ricerca con cui ha conseguito la laurea magistrale. Lo studio che approfondisce il tema della didattica nell’adattamento di un testo letterario in testo drammaturgico, s’intitola: Dalla novella “La Patente” di Luigi Pirandello alla sceneggiatura “La Patente della vita”.  Relatrice è stata la professoressa Caterina Carlini, Lettrice d’italiano presso il Dipartimento di Italianistica, Centro di Lingue e di Traduzione della Facoltà appena citata, la quale riveste incarichi extra-accademici presso l’Istituto Italiano di Cultura di Beirut.  La particolarità del lavoro di Mona Rizk sta nel fatto che è interamente dedicato all’esperienza vissuta da alcune studentesse con la partecipazione alla prima edizione del Concorso “Uno, nessuno e centomila” che si è svolta lo scorso anno ad Agrigento, in occasione del 150° anniversario della nascita del grande drammaturgo. La lettura è emozionante per tutti gli organizzatori del Concorso, perché riporta ogni momento vissuto dalle studentesse e dalla loro docente, sin dal momento della scelta di partecipare alla competizione.

A partire dall’anno scolastico 2014-201 – scrive Mona Rizk – , l’attuale dirigente scolastica Ghada Lababidi ha inserito l’italiano in tutte le sezioni a discapito dell’inglese. Si è trattato di un passo eccezionale e molto coraggioso da parte del liceo Fakhr el Dine in quanto noi viviamo in un mondo globalizzato dove la richiesta della lingua inglese è in crescita continua soprattutto nel mondo del lavoro. In effetti, è la lingua più dominante e più diffusa nel mondo. L’anno scorso il liceo era frequentato da 308 studentesse suddivise fra scuola media e superiore. Erano presenti 18 classi nelle quali si insegna l’italiano come L2S obbligatoria, due ore alla settimana. Si comincia dal livello A1 per la classe settima (primo anno scuola secondaria di primo grado nel sistema scolastico italiano) per arrivare al livello B1 dell’ultimo anno del ciclo superiore.

 

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Le studentesse del Liceo Fakr el Dine premiate ad Agrigento dal Presidente della Fondazione Teatro Luigi Pirandello, Gaetano Aronica, attore e regista

 

Le studentesse sono state impegnate nella stesura della sceneggiatura, ispirata alla novella “La patente”.  La drammaturgia presentata al Concorso era intitolata “La patente della vita” e metteva in scena il tema della superstitizione e il dramma dell’uomo costretto in un’immagine nella quale la società lo ha ingabbiato. Per la Commissione particolarmente originale è stata l’idea del ribaltamento della novella in senso positivo. La vittima delle dicerie paradossalmente non chiede come Chiarchiaro il riconoscimento ufficiale da parte del giudice delle sue capacità di jettatore, ma al contrario auspica che tutti i simboli che lo circondano possano essere invece pubblicamente considerati dei portafortuna. L’elaborato invero, in sintonia con gli insegnamenti della scuola – che pone particolare attenzione all’intercultura, sviluppando negli studenti la capacità di rilevare similitudini e differenze con la cultura d’appartenenza, l’apprezzamento e il rispetto della diversità come valore – dichiaratamente sottolinea come alcuni simboli possano in un Paese avere una connotazione negativa, in altri positiva: un approccio alla verità delle cose tutto pirandelliano, una relatività che accresce il senso dell’impegno delle liceali libanesi in questa circostanza. Un meritatissimo terzo posto assegnato dalla commissione del Ministero dell’Istruzione italiano oltre ad un riconoscimento speciale da parte del Ministero degli Esteri.

 

 

Incoraggiare gli studenti a partecipare ad un concorso come “Uno nessuno e centomila” è un modo per farli misurare con le loro competenze linguistiche e al tempo stesso portarli ad arricchire naturalmente il loro bagaglio culturale. In effetti, fasi di demotivazione hanno influito negativamente sullo studio dell’italiano da parte degli studenti e sull’interesse di certe direzioni scolastiche verso la lingua italiana. Da citare in particolare l’impossibilità di finanziare completamente il viaggio-premio estivo, che si faceva di solito alla fine di ogni anno scolastico e che permetteva allo studente più bravo di ogni liceo di trascorrere 10 giorni in Italia per frequentare un corso intensivo. Alla luce di quanto detto, la recente partecipazione e premiazione al concorso letterario ” Uno, nessuno e centomila” è stata un passo decisivo per ridare credibilità al progetto IL2S, dopo anni di impegno e intensi lavori di collaborazione tra vari enti sia libanesi sia italiani. In effetti l’obiettivo è di valorizzarne il processo d’insegnamento/apprendimento e di non percepire più l’apprendimento della lingua italiana come un dovere soprattutto per le studentesse della nona classe e del terzo anno secondario che hanno l’impegno degli esami statali. Inoltre altri licei sono ora interessati a tali viaggi e concorsi che possono stimolare la motivazione degli studenti all’apprendimento dell’italiano. A tal proposito le cinque studentesse vincitrici del liceo Fakhr el Dine hanno affermato che avevano vissuto una tra le esperienze più gratificanti ed emozionanti della loro vita. Prima della loro partenza in Italia, su richiesta della commissione organizzatrice, le ragazze hanno pubblicato un breve video di saluto. Ai vincitori è stato consegnato un premio in ceramica realizzato dal prof. Domenico Boscia, dell’Accademia di Belle Arti Michelangelo di Agrigento.

 

 

Mona Rizk (terza da sinistra) con le allieve che hanno partecipato alla stesura e messa in scena de "La Patente della vita"

Mona Rizk (terza da sinistra) con le allieve che hanno partecipato alla stesura e messa in scena de “La Patente della vita”