Pirandello a Parigi contro odio, pregiudizi e paure

Re-interpretare. Rivedere alla luce dei fatti di cronaca. L’approfondimento di uno studio su Pirandello regala questo: leggere il mondo con uno strumento in più. L’ideale da seguire, anche nella scelta della rosa dei premiati, riconoscere un talento che si rinnova, che nutre e produce ancora stupore e punti di vista insoliti.

La Sezione Italiana del Collège Les Hauts Grillets di Saint Germain en Laye ha vinto il primo premio per la drammaturgia e per la rappresentazione nella sezione riservata alle Scuole Secondarie di Secondo Grado. A colpire la Commissione innanzitutto la novella, alquanto insolita tra quelle selezionate dagli studenti, “Dono della Vergine Maria”. Come mai questa scelta?

La Prof.ssa Maria Grazia Coccia

La Prof.ssa Maria Grazia Coccia

Quest’anno – afferma la professoressa Maria Grazia Coccia, docente del Liceo internazionale e referente del progetto –  abbiamo raccolto una bella sfida: leggere Pirandello alla luce della tematica dell’incontro dei popoli del Mediterraneo. L’analisi della novella ha fatto emergere le autobiografie dei sentimenti degli alunni stessi, scoperte in cronache vere dei migranti e nella solitudine di Nuccio d’Alagna. Gli studenti del liceo internazionale, i quali conoscono il significato dell’allontanamento da un luogo familiare verso l’ignoto, anche se in circostanze molto più fortunate, hanno trovato subito una chiave di interpretazione originale di questo testo. Sono rimasti colpiti dal dolce colloquio di Nuccio con la madonna.  La novella ha fatto riflettere sulla storia di tanta povera gente che viene dal mare e che  rappresenta il naufragio sociale dell’umanità. Il Dono della Vergine è apparso il sogno di un mondo di pace, infranto dalla dura realtà, una favola nera appunto.

L’elaborato è originale per diversi aspetti, la trasposizione ricrea sulla scena uno spaccato della società odierna, influenzata dai pregiudizi, oltreché una spettacolarizzazione televisiva del presunto atto criminoso, che induce gli spettatori a essere frettolosi investigatori, giudici superficiali e perfino rapidi esecutori di condanna. Dal vivo o guardando la tv tutti sono pronti a puntare il dito. La storia di Naziz, arrivato per mare da un luogo imprecisato e con un bagaglio colmo di dolore e di speranza, è raccontata da giovani francesi. Qui il cambio di prospettiva, che apre a riflessioni. Loro coetanei sono state vittime della follia di originari maghrebini di nazionalità francese, in attentati terroristici. Eppure questi studenti vogliono marcare la differenza tra i seminatori di odio e di morte e i disperati costretti a fuggire per mare da fame e guerra.

Il liceo internazionale è una realtà meravigliosa, dove ragazzi e insegnanti di quindici Paesi del mondo condividono quotidianamente spazi, conoscenze, attività  ricreative, lingua… La diversità è percepita come accrescimento di valori e di opportunità: la persona ha importanza in sé, a prescindere del paese di origine. Questo tipo di approccio culturale non viene meno nei confronti dei magrebini. Gli attentati terroristici hanno certo segnato duramente questi giovani, e la favola di Naziz è in un certo senso la parabola di ciò che si vorrebbe cancellare e non si può. La sua storia è incorniciata dalla cronaca di un giornalista che va sul luogo del furto del rosario. Noi europei siamo raffigurati come gli abitanti del villaggio fiabesco, mentre Naziz è la Bestia. Ma è proprio così? E se Naziz avesse altre intenzioni, volesse salvare la propria bambina e avesse deciso di rifugiarsi nella nostra terra per avere una speranza? La ragione ci vieta certezze, eppure bisogna recuperare alla parola e ai sentieri dell’esistenza il senso dell’essere umano, impedire che prendano il sopravvento sentimenti di sgomento, di paura, e persino di odio.

Due sfumature si colgono: la prima è che nel loro lavoro i ragazzi distinguono tra “stranieri con buone intenzioni” e stranieri che “…forse no”; la seconda è che il fantasma della moglie di Aziz non nutre alcuna speranza che il mondo occidentale possa capire la loro storia…

I ragazzi hanno visto in don Nuccio D’Alagna, ora trasfigurato in Naziz, un uomo solo che lotta per la sopravvivenza della figlia . Da qui la riflessione sulla condizione di chi oggi vive straniato dalla società dei più fortunati, in mezzo a una folla che non ha commiserazione né pietà; tutti sono pronti a giudicare e condannare qualcuno solo per ciò che appare, o al minimo a fare gli scongiuri. La legge europea lo accoglie come clandestino, ma la gente non ha tempo, non può far nulla per questo miserabile, al massimo scaglia su di lui qualche pregiudizio. Nella nostra civiltà strutturata ed autoreferenziale, non c’è posto per gli altri, venuti per compiere atti illeciti o quantomeno per “toglierci il lavoro”.  I ragazzi si sono chiesti cosa avrebbe fatto quella gente al posto suo per poter sopravvivere.
Quanto alla figura della moglie morta, abbiamo voluto cogliere il momento in cui  la penna di Pirandello si intinge di profonda e crudele amarezza. Naziz ha visto il miracolo, ha squarciato quel cielo di carta di cui ha parlato Pirandello, ma non ha trovato il cielo autentico e il sole divino. Rimane la desolazione dell’uomo, perché in Pirandello è così.
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Gli studenti del Liceo Internazionale che lo scorso anno hanno vinto un premio speciale

 

I ragazzi del Liceo Internazionale possono essere considerati dei privilegiati per molte ragioni: per la scuola in cui studiano, per i docenti straordinari da cui hanno il privilegio di imparare, per il contesto in cui vivono. Eppure rappresentano una gioventù che ha voglia di riscoprire valori, mantenere intatti entusiasmi e passioni, insomma hanno voglia di affrontare la loro adolescenza con la spontaneità che è propria di molti ragazzi meno fortunati della loro età. Le generazioni stanno mutando prospettiva, secondo lei, o sono i ragazzi di sempre, pieni di sogni e di speranze, che saranno induriti dalla vita?

Sono i ragazzi di sempre, che amano conoscere e sognare. Eppure  l’inquietudine giovanile di oggi non è più soltanto una categoria psicologica  ed esistenziale, ma si tinge di incertezze profonde sul futuro di una pacifica convivenza tra i popoli.  Le nuove tecnologie, quando non diventano causa di alienazione e di solitudine, offrono nuovi scenari per i loro sogni, grazie alla facilità di viaggiare, conoscere persone e culture diverse , apprezzare le bellezze dell’arte e della natura. Quindi sono pur sempre ragazzi pieni di sogni e di speranze, ma con nuove consapevolezze e strumenti straordinari per intraprendere un cammino diverso e meno inquietante rispetto a quello cui  siamo avviati.

In merito al destino del mondo occidentale, dipinto in questa drammaturgia, come un mondo malato in cui nessuno è capace di amare un diverso o la “bestia” di una “favola nera”, così come viene definita, qual è l’idea di futuro che hanno maturato i ragazzi?

 I ragazzi danno una lettura abbastanza disincantata della nostra società,  per certi aspetti libertaria e democratica, ma ancora intrisa di pregiudizi e di superstizione. In questo lavoro hanno trovato il senso pirandelliano della realtà malata, dei più disparati aspetti della persona in situazioni contraddittorie, da cui deriva quella irrazionalità che complica ancor di più la vita e che ci porta a demonizzare chi appare diverso da noi.  E il miracolo del dono della Vergine è stato interpretato dai ragazzi come l’oltre di Pirandello, il tentativo incessante di superare la solitudine dell’io cogliendo la legge della carità e dell’amore.
Che cosa significa per loro studiare Pirandello? E poter entrare nel Teatro Luigi Pirandello per rappresentare la storia di Naziz?
Pirandello è uno degli autori fondamentali nel programma del baccalaureato, per cui agli studenti viene richiesta una conoscenza approfondita della sua opera. Studiare questo autore significa comprenderne le tematiche di tutta la letteratura del Novecento,  riflettere sulla relatività della conoscenza e maturare il senso della tolleranza e dell’accettazione dei punti di vista degli altri. I miei alunni sono emozionatissimi all’idea di  poter addirittura calcare la scena del prestigioso teatro. Un’esperienza fantastica